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Mi ricordo... a margine di un convegno sulla memoria

venerdì 19 novembre 2004, di Gaddus


Diceva Alberto Savinio che la memoria è indissolubilmente legata all'amore: si ricorda solo ciò che si ama. Non sappiamo se è l'unico, ma di certo quello di Savinio è un modo per recuperare il passato che non c'è, per rendere ancora vivo e vero ciò che il tempo ha dissolto inesorabilmente. Ci sono altri modi per superare il tabù del tempo? È data in qualche modo all'uomo la possibilità di rivivere e recuperare con la memoria affetti, avvenimenti, legami, passioni di un passato scomparso e lontano? A questa domanda hanno tentato di rispondere storici, scrittori, artisti riuniti, l'11 novembre scorso a Milano, in un convegno organizzato dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e indirizzato prevalentemente agli insegnanti, dal titolo significativo: 12 voci per un alfabeto della memoria.

La formula, già collaudata negli anni passati, è semplice e funzionale: ogni relatore propone 10 titoli, 10 libri, 10 modi diversi di affrontare il tema della memoria, in modo che ogni insegnante abbia un quadro bibliografico e tematico ampio, diversificato e approfondito.

Con spirito e stile diversi, con passione e competenze differenti, i relatori hanno mostrato i tanti e molteplici aspetti della memoria. C'è chi, come lo storico Scipione Guarracino, di fronte alla scomparsa della memoria individuale e al sopravanzare di una memoria distante e metaforica, ha riaffermato l'importanza della storia, della conoscenza storica e di conseguenza della coscienza storica: se la memoria individuale tende sempre più a scomparire, a perdere la sua determinante funzione di ricordo, è al rigore della conoscenza storica che occorre puntare per fondare il nostro tempo, una conoscenza del passato che si trasforma in coscienza del presente.

È infatti al presente, alla contemporaneità che la memoria deve saper comunicare se sa essere davvero memoria - ha afferma Maria Attanasio -, come i romanzi storici che in realtà, quando sanno raccontarci le storie minute, quelle della quotidianità, si trasformano in autobiografie, in racconti del presente.

Molti sono i relatori che hanno evidenziato il valore formativo della memoria. È alla memoria che ci si affida per ricostruire un'identità, per raccontare chi siamo: questo è, per esempio, il tratto distintivo delle tante identità multiple e variabili che affollano il nostro presente. Basti pensare - ha ricordato la scrittrice Maria Pace Ottieri - agli immigrati e al loro esilio, ai loro viaggi di speranza e alle identità perse e affannosamente ritrovate. O ai tanti giovani che più o meno consapevolmente percorrono il loro cammino formativo, e per i quali la scuola spesso non rappresenta uno spazio di crescita e di ascolto, una palestra per la memoria.

Il disorientamento e l'inquietudine giovanile - ci ha ricordato il regista Marco Baliani - è un dato che ormai la scuola riesce solo a registrare ma non a capire, né tantomeno a conoscere pienamente, incapace com'è di ascoltare le nuove generazioni e, conseguentemente, di ripensarsi in funzione di un mondo che cambia. Di fronte ai nuovi bisogni, ai nuovi giovani - ha sostenuto lo scrittore Eraldo Affinati - ricostruire il proprio passato, dare voce a chi non ne ha mai avuta una o l'ha dimenticata, è un progetto oltre che doveroso, necessario: così la memoria diventa responsabilità umana e ci rende adulti credibili e interlocutori validi nel processo di formazione.

Memoria è anche corpo, fisicità, gestualità; la storia nella sua interezza può essere riletta alla luce di questo indizio fondamentale. Il corpo, nella sua presenza ma anche e soprattutto nella sua assenza - ha affermato Graziella Bonansea - , ci racconta l'intera vicenda umana: pensiamo ai tantissimi corpi torturati, bruciati, dilaniati, o nascosti, ossessivamente camuffati, dimenticati, o sfruttati, reificati, come quelli dei lager senza più umanità e senza più parola.

Alla parola, tuttavia, si aggrappano i corpi dei salvati e dei sopravvissuti perché le tragedie non si ripetano e per ricordare a quelli che non sanno che la tragedia è sempre possibile, è sempre presente, è qui tra noi, anche se meno visibile o abilmente occultata.

È forse anche in tal senso che occorre leggere le tante memorie del futuro che la fantascienza ha creato, prospettando mondi possibili, virtuali, robotizzati e immaginifici. Nel delinearci le società del futuro, infatti, la fantascienza - secondo Carlo Formenti - ci racconta i rischi del presente, ci rivela i tanti volti della contemporaneità.

A conclusione di questa breve e, per necessità, parziale ricostruzione, occorre soffermarsi su un ultimo intervento, quello di Duccio Demetrio, uno studioso che si è occupato a lungo della memoria e dell'autobiografia e che ha scritto sull'argomento pagine di schietta lucidità e chiarezza.

L'autobiografia, ha ribadito Demetrio, richiede serietà, rigore, fatica, ma può sortire effetti del tutto inaspettati: può rivelare di noi aspetti inusuali e sconosciuti, può rialfabettizzarci non soltanto svelando lo scrittore nascosto che è in noi, ma soprattutto riaccendendo passioni ed energie che pensavamo sopite o spente del tutto.


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AUTORE :

-  Gaddus



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