Presento qui due articoli sull'utilizzo in classe del cosiddetto "read write web", un nuovo modello di web ( chiamato anche Web 2.0) che si è andato affermando nel corso degli ultimi due anni.
Il primo dei due articoli, scritto da Pierre Mounier, costituisce in realtà una semplice introduzione al secondo ed è stato pubblicato dal sito francese Framasoft (http://www.framasoft.net/article4161.html). L'autore è anche il traduttore francese del testo di Will Richardson, "Morning at RSS-Blog-Furl High School Redux", che costituisce appunto il secondo articolo.
Naturalmente sottoscrivo le parole di Mounier quando si appella alla clemenza dei lettori per i difetti della sua traduzione. Anch'io, come lui e a differenza del prof. McHale, il protagonista del racconto di Richardson, non sono un insegnante di inglese né di francese.
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Per leggere anche l'articolo di Will Richardson potete andare a questa pagina
Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione per l'Insegnamento (TICE) si scontrano qualche volta con la resistenza degli insegnanti che vedono l'irruzione dell'informatica nella loro attività come una forma di alienazione. Non hanno sempre torto, in particolare quando l'informatizzazione è l'occasione per un certo numero di intermediari di fare emergere il concetto di "pacchetto" di contenuti, definiti al di fuori di ogni relazione pedagogica individuale, intercambiabili e soprattutto vendibili sul nuovo mercato dell'insegnamento. I dispositivi tecnici che realizzano questa ridefinizione, le piattaforme di e-learning, evidenziano a volte in modo caricaturale questa alienazione: la relazione pedagogica dell'insegnante con i suoi studenti viene disarticolata per fornire i materiali che entreranno senza fatica in una base centrale di contenuti formattati (e il formalismo tecnico dei database vi gioca un ruolo non trascurabile) dove gli uni e gli altri occupano un ruolo marginale.
L'intermediario, struttura pubblica o operatore privato che possiede, configura e gestisce la piattaforma, ottiene un potere considerevole, diventando l'intermediario obbligato attraverso cui devono passare tutte le relazioni pedagogiche.
E se provassimo a fare il contrario? E se le tecnologie dell'informazione e della comunicazione servissero invece a rafforzare il potere e l'autonomia dei singoli protagonisti: insegnanti, studenti, genitori, personale amministrativo, all'interno di una comunità educativa stratificata, cioè essa stessa composta da sotto comunità che si intrecciano ( per discipline, centri di interesse, statuti, livelli ecc.)? E se queste tecnologie potessero servire d'un tratto a rafforzare, arricchendola, una relazione pedagogica la cui integrità è rispettata, invece di cercare di smembrarla, per farla entrare entro limiti definiti in un luogo diverso dalla classe?
Da qualche tempo Internet conosce una nuova rivoluzione nel suo utilizzo, legata alla comparsa di nuovi strumenti di gestione dell'informazione: risultato dell'ibridazione tra strumenti di ricerca dell'informazione, strumenti di pubblicazione e di costruzione di relazioni: i blog, i bookmark condivisi, gli aggregatori di news hanno la caratteristica di essere estremamente semplici dal punto di vista tecnico e di essere incentrati sull'utente, in particolare sulle continue operazioni di lettura/scrittura che esegue nel web ( si parla spesso di "read/write web").
Un certo numero di persone s'interessa molto da vicino all'utilizzo di questi strumenti all'interno di una relazione pedagogica. Questo prende talvolta la forma di sperimentazioni molto avanzate, come il backchannel su cui si può leggere una letteratura sorprendente. Più semplicemente ci si può interessare al modo in cui si possono utilizzare in classe i blog, i segnalibri condivisi e i feed RSS. Will Richardson, che pubblica un blog appassionante sull'argomento, è uno di questi. Recentemente ha inviato on line un messaggio costituito da un breve racconto dove immagina come potrebbe svolgersi l'inizio della giornata di un professore d'inglese in una scuola superiore che utilizza in modo intensivo questi strumenti.
Evidentemente il racconto ha qualche cosa di artificiale, perché si tratta di presentare il massimo di forme di utilizzo in un minimo di tempo. Ma fornisce un sacco di idee e, non fosse che per questo, vale la pena di essere letto con attenzione. Ecco una traduzione personale. Il lettore indulgente vorrà sicuramente scusarne la debolezza, imputabile al fatto che il traduttore, contrariamente all'eroe di questa piccola favola, non è un professore d'inglese.